L’assenza di contesto può mettere in secondo piano la destinazione d’uso quotidiana di un oggetto, il suo ruolo materiale nel mondo, per trasfigurarlo in un insieme di forme geometriche pure.


By Alessandro Casula LAND Collective

Il contesto non è soltanto uno stato di cose esterno all’oggetto con cui esso interagisci, ma può essere anche una disposizione di stati interiori che contribuisce a dare significato a quella parte di un’emozione che appare.


By Alessandro Casula LAND Collective

Dalle ombre vien fuori un potenziale contesto che affoga in se stesso per la mancanza di un dettaglio connotativo.

By Anna Trifirò LAND Collective

Dare un nome vuol dire creare un’identità, estraendola da ciò che è indefinito o inesistente. Ma senza un contesto a cui fare riferimento, chi è Nikole per me? Il nome della barca? Dell’amata del pescatore, una parola su un telo? Le possibili letture, senza contesto, diventano infinite.


By Fabrizio Milazzo LAND Collective

Il contesto è il luogo fondamentale per la creazione di senso di tutti quegli elementi che agiscono all'interno di un terreno comune.

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Avete presente quando da piccoli la mamma diceva “ok, vai a giocare, ma non sudare!” e rovinava tutto il divertimento? Sappiate che anche nell’antica Roma succedeva qualcosa di simile. I generali vittoriosi erano celebrati con una cerimonia solenne, il trionfo. Carri d’avorio, corone d’oro e una folla adorante. Insomma, una figata: c’era il rischio di montarsi la testa. Così, per evitare che questo accadesse, proprio alle spalle del generale si trovava un uomo che ogni tanto gli sussurrava all’orecchio, ricordandogli che era “soltanto un mortale”.

Si tratta del famoso “ricordati che devi morire”, che da sempre viene rappresentato con un teschio circondato da fiori, che stanno lì a ricordarci la fragilità della vita, e farfalle, che invece rappresentano l’anima, l’unica cosa davvero importante. Uguale a quei tatuaggi che, improvvisamente, non sembrano più così alternativi, vero?

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È così che funziona, sempre. Avete trovato un po’ di coraggio – neanche voi sapete come – e vi siete spinti fin lì, dove non avreste mai immaginato. Ma ora che ci siete, la paura sembra avere la meglio. E quindi che si fa? Un uomo saggio una volta disse che ricordarsi che si è destinati a morire è il modo migliore per pensare di non avere niente da perdere e seguire il proprio cuore.

 
Facile, dirà qualcuno di voi, quando sei Steve Jobs (il pensiero è il suo), e c’avete pure ragione. In compenso, però, non siete nemmeno un rinoceronte di due tonnellate che se vuole andare avanti deve camminare su una trave di legno. E questo è già un bel vantaggio. 1 a 1 palla al centro: che dite allora, rischiamo?

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